Fallimento delle start-up: trarre il beneficio dall’insuccesso

Il 90% delle start-up non mantiene le aspettative iniziali e una buona parte di queste fallisce.

È una statistica impietosa che può spaventare, ma sono tantissimi gli imprenditori che non si arrendono al fallimento e mettono a frutto la loro esperienza per raggiungere il successo.

La genesi di una Start-up

Perché nascono le start-up? Generalmente questa forma di impresa ha una struttura studiata per essere agile e veloce nella formazione e nel reperimento di capitali, permettendo di sperimentare e sviluppare prodotti innovativi in modo più rapido ed efficace, che all’interno di un’azienda già avviata.

Il punto di forza della Start-up è quindi la loro flessibilità e la capacità di sperimentare e sviluppare prodotti e servizi innovativi: i tempi e costi in attività a basso o nullo valore aggiunto per una Start-up, sono decisamente inferiori a quelli richiesti da un’azienda “classica”, per non parlare del fatto che le startup possono accedere a moltissime iniziative europee, nazionali e regionali nate proprio per finanziare e supportare le Start-up.

Fondare una Start-up è quindi relativamente semplice, “basta” un’idea per un prodotto o servizio rivoluzionario e la volontà di impegnarsi per raggiungere l’obiettivo. In questo senso i dati recenti parlano chiaro:

Le start-up si assestano ormai stabilmente sopra quota 10mila all’anno. Al 30 giugno 2020 se ne contano 11.496 costituite nel 2020, il 3,1% di tutte le società di capitali di recente costituzione, un aumento estremamente consistente dato il naturale alto rischio che fondare una Start-up si porta dietro, e fa capire come il contesto economico, ma anche politico e sociale, stia favorendo questa forma di impresa. (Fonte: MISE)

High Risk, High Reward

Ma quando parliamo di Start-up parliamo per forza anche di alto rischio: una realtà indissolubile con cui ogni imprenditore deve scontrarsi, figuriamoci quando si parla di Start-up. Più innovativi si è, maggiore è il rischio che si corre.

È per quello che alle startup si chiede di moltiplicare il ritorno dell’investimento: chi ha il coraggio di creare idee rivoluzionarie e il coraggio di perseguirle deve avere aspettative elevate.

Esistono tantissimi esempi, spesso con nomi ormai altisonanti o almeno molto conosciuti, da Uber ad Airbnb, da Whatsapp a Dropbox: tutte aziende con un’idea geniale, progettata, costruita e perfezionata nel tempo, che le ha trasformate nel tempo in grandi aziende affermate, con valorizzazioni ormai nell’ordine di grandezza di molti miliardi.

Molte di più e molto meno famose sono le Start-up che non ce la fanno e mancano l’obiettivo per innumerevoli motivi. Spesso dietro a grandi storie di successo, troviamo storie di grandi o piccoli fallimenti.

La parola fallimento spesso è associata soltanto a un’accezione negativa, invece è un opportunità per imparare e per non commettere gli stessi errori. Lezioni che i founder di altre start up hanno capito a loro spese. Conoscerle, ci permette di non commettere gli stessi errori.

Queste storie possono comunque aiutarci in modo più diretto, insegnandoci le lezioni che i founder hanno imparato a proprie spese, evitandoci, se stiamo attenti, di ripetere errori simili.

Prototipi, tanti prototipi

Prendiamo James Dyson, sperando che sia un caso estremo: il suo è un nome che ormai è diventato sinonimo di aspirapolvere e di sistemi per la pulizia della casa.

Dyson è una delle aziende più famose e importanti del suo settore, un valore che deriva dalla qualità dei suoi prodotti, dalle caratteristiche tecniche e dall’innovazione continua.

Ma James non è arrivato qui con uno schiocco di dita: prima di identificare il prodotto adatto ha dovuto sperimentare e costruire ben 5126 prototipi, tutti falliti! Nonostante questo, ha perseverato e imparato da ogni errore fino ad arrivare oggi ad essere uno dei più grandi imprenditori del suo settore.

La resilienza di James è stata ammirevole, molti avrebbero abbandonato ben prima di lui; in realtà i suoi non sono stati fallimenti, ma piccoli passi verso il successo del prodotto finale, obiettivamente unico nel suo mercato nel momento in cui uscì.

Il cliente è tutto

La maggior parte di noi non va in giro a fare surf, immersioni o escursioni in mountain bike, ma tutti conosciamo il marchio GoPro, sinonimo di telecamere piccole e compatte fatte per registrare fedelmente i momenti più adrenalinici.

E un numero ancora minore di noi conosce gli alti e bassi che Nick Wooman, CEO di GoPro, ha affrontato durante la sua carriera. GoPro nasce per caso quando Nick, dopo aver lanciato diverse idee di business fallite decide di prendersi un periodo di vacanza al mare e, volendo filmare le sue sessioni di surf, ha l’idea che gli cambierà la vita.

Ma le cose non vanno benissimo, il lancio è un successo ma l’idea di Nick è quella di spingere il prodotto su una platea più grande possibile di clienti, non soffermandosi su una categoria specifica di clienti davvero potenzialmente interessati: il risultato è un crollo verticale delle vendite.


Solo un successivo, attento reindirizzamento della strategia e un adeguamento conseguente del prodotto ha permesso alla compagnia di trovare il vero, definitivo successo.

Il cambiamento è positivo

Evan Williams ha avuto una storia di successo, fallimento e poi ancora di successo. Ha lavorato in Google per molti anni dopo che la sua compagnia è stata acquisita dal gigante digitale, raggiungendo successo e prestigio fino a diventare uno dei più importanti innovatori under 35, finché ha deciso di fondare la sua impresa: Odeo.

Odeo era un’azienda che si occupava di podcast e trasmissione di contenuti online e non poteva nascere in un momento peggiore: in quello stesso periodo ITunes stava cominciando a farsi conoscere e a monopolizzare il mercato, bloccando sul nascere ogni possibilità di sviluppo di Odeo.

Evan non si è perso d’animo, ha radunato i suoi e organizzato sedute di brainstorming per la generazione di nuove idee di business. Una di queste idee ha convinto più delle altre ed è diventata il seme che si sarebbe poi trasformato in Twitter.

Mettersi alla prova

Ogni fallimento può e deve insegnarci una lezione importantissima per il nostro futuro. Nella cultura italiana il concetto del fallimento è ancora stigmatizzante, ma probabilmente, dato l’alto numero crescente di start-up, anche da noi presto verrà percepito come un primo tentativo fallito di raggiungere un obiettivo alto e sfidante.

Se cambia il paradigma della percezione del mancato raggiungimento delle aspettative, avremo più imprenditori di successo, più saggi ed esperti.

Superare questo stigma è un processo lungo che passa da una rivoluzione culturale, sociale ed economica ormai in corso. Se hai una buona idea e vuoi realizzarla fatti avanti e non farti fermare da paure e convenzioni: sii un vero imprenditore.

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